Boris Charalambov Georgiev
L’arte di Boris Georgiev: un viaggio tra spiritualità, ritratti e filosofia orientale
Benvenuti nella dimensione artistica di Boris Georgiev, un pittore che ha saputo catturare non solo le sembianze, ma anche l’anima delle persone che ritraeva. Nato nel 1888 a Varna, in Bulgaria, è stato un artista straordinariamente originale e profondamente spirituale, che ha attraversato confini geografici e culturali, portando la sua arte unica e senza tempo a un pubblico internazionale. La sua carriera si è intrecciata con le vite di grandi personalità del suo tempo, dall’illustre Albert Einstein al Mahatma Gandhi, passando per poeti, scrittori e figure dell’aristocrazia.
L’incontro con Albert Einstein
Nel 1928, Boris incontrò Albert Einstein a Berlino, un evento che segnò profondamente la sua carriera. Einstein, colpito dalla profondità spirituale e dalla tecnica del pittore, organizzò una mostra personale per lui presso la Galleria Schulte. In segno di gratitudine, il pittore realizzò un ritratto a pastello dello scienziato. Einstein lo apprezzò così tanto da scrivere: “Ho contemplato il ritratto a lungo e ho sentito il bisogno di ringraziarla di cuore. Spero che il Suo processo creativo continui a illuminare come solo i grandi artisti possono fare.”
Per Boris Georgiev, questo ritratto non era una semplice rappresentazione fisica: era una finestra sull’“intima essenza spirituale” di Einstein, un modo per esplorare la sua umanità oltre la biografia e le teorie scientifiche.
Un’arte al di fuori delle mode e degli “ismi”
Durante gli anni ’20, Boris consolidò il suo credo filosofico, che si riflette in modo poetico e simbolico nelle sue opere. Rifiutando di aderire ai movimenti artistici moderni, come il Cubismo o il Surrealismo, creò un linguaggio artistico personale, intriso di significati spirituali e morali. Viaggiò incessantemente, esponendo le sue opere in Italia, Germania e Bulgaria, dove la sua visione unica fu accolta con interesse e ammirazione.
Il viaggio in Italia e il rifugio nelle Alpi
Quando il mondo moderno lo opprimeva, l’artista trovava rifugio nelle Alpi italiane, un pilastro fondamentale della sua crescita personale e creativa. Le maestose vette alpine e la loro tranquillità senza tempo gli offrivano una connessione diretta con la natura, che diventava una fonte inesauribile di ispirazione.
Fu proprio in Italia che l’artista consolidò un profondo legame con Vittorio Sella, celebre fotografo e alpinista. Sella, noto per le sue straordinarie immagini delle Alpi, trasmetteva attraverso le sue opere una visione incentrata sull’armonia tra uomo e natura. Questa sintonia si rifletté nella loro lunga corrispondenza, durata dal 1925 al 1941, in cui affrontavano temi come il senso della vita, il ruolo dell’arte e la spiritualità. Le fotografie di Sella, in particolare quelle delle Alpi e delle sue spedizioni in regioni remote, ispirarono profondamente l’artista, spingendolo a esplorare nuovi significati simbolici nei suoi lavori.
In omaggio all’amicizia con Sella, l’artista incluse riferimenti ai suoi scatti nei propri ritratti, come nell’opera “Famiglia Sella di San Gerolamo”, trasformando semplici ritratti in allegorie dei legami universali.
L’influenza del viaggio in Oriente
Parallelamente, l’artista trovò un’altra dimensione di crescita nella filosofia orientale, che divenne il secondo pilastro del suo sviluppo personale e artistico. Attratto dalla contemplazione e dalla ricerca interiore che caratterizzano questa tradizione, arricchì la propria arte di una profondità spirituale unica. Già negli anni ’20, il suo interesse per la saggezza orientale si intrecciò con l’influenza di Sella, che, oltre alle Alpi, documentò anche spedizioni in luoghi come l’Himalaya. La filosofia orientale guidò l’artista verso una visione più armoniosa del mondo, traducendosi in opere che coniugano armonia visiva e significati profondi.
L’esperienza al National Geographic
Su raccomandazione di Sella, Boris Georgiev si iscrisse alla National Geographic Society e iniziò a ricevere la prestigiosa rivista, che stimolò ulteriormente il suo desiderio di esplorare culture lontane. In una lettera a Sella scrisse: “Con quale commozione religiosa sfoglio le meravigliose immagini che mi permettono di connettermi con tutte le regioni del mondo.” Questo spirito di fratellanza e ammirazione reciproca si riflette anche nel celebre ritratto della Famiglia Sella, dove Boris inserì un frammento della sua opera “Il vagabondo e sua sorella”, conferendo al dipinto un significato allegorico sui legami familiari.
Il viaggio in India e l’incontro con Gandhi
Nel 1931, l’artista salpò da Trieste verso l’India con un forte desiderio di esplorare la spiritualità e la filosofia del paese. Durante il suo soggiorno, ebbe l’opportunità di incontrare Mahatma Gandhi, una figura fondamentale nella lotta per l’indipendenza dell’India e per la promozione dei diritti degli emarginati, in particolare delle “pàrie” (dal termine sanscrito “pāḍa”, che indica le caste inferiori). Questo incontro influenzò profondamente Boris Georgiev, che sviluppò una visione empatica della condizione delle classi sociali più basse in India, un tema che divenne centrale nella sua produzione artistica.
L’incontro con Gandhi e sua moglie Kasturba, che accoglievano gli ospiti con grande calore, segnò per lui un punto di svolta. Gandhi, con la sua filosofia di nonviolenza (ahimsa) e di giustizia sociale, si rivelò una fonte di ispirazione per il pittore, che si sentì chiamato a rappresentare visivamente le ingiustizie sociali e le disuguaglianze che caratterizzavano la società indiana. Visitò città e regioni come Simla , Kashmir e gli Himalaya, dove entrò in contatto con personalità di rilievo come Rabindranath Tagore e Jawaharlal Nehru. Tra le opere più iconiche di questo periodo spicca “L’incontro con le pàrie in India” (1935), un dipinto che rappresenta il suo incontro con gli emarginati, ispirato alla visione di Gandhi per un mondo più giusto. L’opera trasmette una potente empatia e un senso di unità universale.
Il ritorno in Italia
Tornato in Italia nel 1956, continuò la sua produzione artistica, sempre più concentrato sulla creazione di ritratti che non si limitavano a rappresentare l’aspetto fisico dei suoi soggetti, ma cercavano di svelarne l’essenza più profonda, quella spirituale. Questa caratteristica divenne uno degli aspetti distintivi del suo stile, tanto da trasformare i suoi ritratti in opere che sembravano “andare oltre” la superficie, rivelando la dimensione interiore delle persone ritratte. Tra i suoi lavori più significativi di questo periodo spiccano il ritratto dello scrittore Giovanni Papini e quello dello scultore Angelo Zanelli.
Il ritratto di Giovanni Papini
Il ritratto di Giovanni Papini, realizzato su compensato, è uno dei più celebri di questo periodo. Boris Georgiev, da grande maestro della pittura, si ispirò all’iconografia rinascimentale, rappresentando Papini in una posa meditativa, simile a quella degli evangelisti nelle opere antiche. Il soggetto è dipinto con un libro e una penna, simboli del pensiero e della scrittura, che suggeriscono una riflessione profonda, ma anche un senso di contemplazione spirituale. La scelta di una composizione che richiama l’arte sacra, unita alla figura di un intellettuale, evidenzia la tensione di Boris tra la tradizione e una visione più elevata della figura umana, al di là della mera rappresentazione fisica.
Il ritratto di Angelo Zanelli
Il ritratto dello scultore Angelo Zanelli, che ritrae l’artista nell’atto di scolpire l’Altare della Patria, rappresenta un altro esempio significativo della capacità dell’artista di unire tradizione e innovazione. Zanelli, noto per il suo impegno nella scultura monumentale, viene immortalato nel suo processo creativo, unendo così il suo volto alla sua opera, in un atto che celebra la fusione tra l’arte della scultura e quella della pittura. Il ritratto del pittore, con la sua luce calda e la sua composizione ricca di simbolismo, evoca l’idea che ogni atto artistico, ogni gesto creativo, abbia una dimensione più grande, quella di una trascendenza spirituale che eleva l’anima.
Un’arte che eleva l’anima
L’arte di Boris Georgiev, per sua stessa ammissione, non si limitava a essere un mezzo di espressione estetica, ma un vero e proprio strumento di elevazione spirituale. La sua ricerca non era solo formale, ma penetrava nel cuore della condizione umana, cercando di rivelarne la parte più pura e nobile. Come osservò un facchino, semplicemente guardando uno dei suoi dipinti: “Mi obbligano a sentirmi buono.” Questo commento, così semplice ma potente, evidenzia come l’arte di Georgiev fosse in grado di toccare l’animo degli spettatori, spingendoli a riflettere sulla propria umanità e sulla propria moralità.
L’isolamento di un artista unico
Lui stesso si descriveva come un artista isolato nel panorama europeo, spiegando: “Sono da solo, perché mi sento appartenere alla famiglia dell’arte.” Questo isolamento non va visto come una solitudine dolorosa, ma come un segno della sua unicità. La sua arte era una ricerca incessante di valori etici e spirituali, che lo spingevano a percorrere un cammino solitario, lontano dalle mode e dalle influenze del mondo artistico ufficiale. L’artista non cercava il consenso, ma la verità, e questa ricerca lo rendeva una figura fuori dal comune, lontana dai circuiti tradizionali ma capace di creare opere che continuano a toccare profondamente chi le osserva.
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